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 Lettere: Pasqua 2008

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Di recente mi sono imbattuto in questo piccolo ma significativo testo. Vorrei donarvelo come spunto di riflessione personale… siete liberi di interpretare le parole secondo il vostro credo, la vostra sensibilità anche se il messaggio è evidente e piuttosto univoco.
Vi auguro una Santa Pasqua che vi fortifichi nella convinzione che mettersi a disposizione dell’altro non significa sminuirsi, ma dar davvero senso alla propria vita!


C’era in un piccolo paese una chiesa famosa per i suoi meravigliosi quadri.
Oltre a questi capolavori, in un angolo quasi dimenticato, vi era anche un crocefisso di legno.; a differenza dei quadri illuminati e ben visibili, il piccolo crocefisso, posto nel buio, passava quasi sempre inosservato. Così era molto triste e sconfortato, perché si rendeva conto che nessuno poteva vederlo e quindi non poteva fare quello che desiderava.

Un giorno uno spiraglio di luce riuscì ad illuminare una zona di quell’angolino. Il crocefisso cercò di vedere cosa c’era lì attorno e con grande sorpresa notò, proprio accanto a lui, due lumini. Con un po’ di coraggio tentò di attirare la loro attenzione:Salve, io sono il Crocefisso di legno e avrei un gran bisogno del vostro aiuto”. Uno dei due lumini, con aria da superiore e un po’ infastidito, rispose: “Il mio aiuto? E perché dovrei aiutarti? Non ho proprio voglia di far niente! E poi non saprei proprio cosa fare per te”. Il crocefisso, turbato dalla risposta ribatté: “Come non sai come potermi aiutare?! Non sai che tu hai la capacità di generare luce ?!”  Riprese il primo lumino:”Luce? E come potrei produrla? A me nessuno ha mai detto per che cosa sono stato creato; mi hanno lasciato qui e qui sono rimasto, senza farmi tante domande”. Replicò il crocefisso: Allora te lo dico io: tu, con la tua cera e con il tuo stoppino,  hai la possibilità di dar vita ad una luce piccola, ma sufficiente ad illuminarmi. Purtroppo però questa luce non è eterna: la fiamma da cui proviene scioglie con il suo calore la cera e la consuma”. E il primo lumino, spaventato:”Cosa vuoi dire? Che mi vedrò morire a poco a poco?”. Rispose il crocefisso:”Si. E voglio dirti che ad un certo punto non ci sarai più”. “Neanche a pensarci-disse il lumino-io non farò niente di quello che mi hai detto. Preferisco stare qui, in questo luogo buio, piuttosto che rovinarmi e perdere ciò che ho”. Il crocefisso, ascoltate le parole del lumino,, perse la speranza.
Ad un tratto però, si sentì chiamare: “Scusa! Ehi crocefisso, mi senti? Posso parlarti un secondo?”. Il crocefisso volse lo sguardo; capì che quella vocina proveniva dal secondo lumino e rispose:”Si che puoi parlarmi!”. Allora il secondo lumino domandò: ”Ma è vero che io ho il dono di creare luce? E che così potrei aiutarti ?”. Rispose il crocefisso:”Si, è proprio vero. Ma è anche vero che per aiutarmi dovrai sacrificare te stesso”. Il secondo lumino stette un po’ in silenzio; poi, con sicurezza, sentenziò: “Ok, ti aiuterò. Lo faccio perché è ciò che voglio fare. Ora che sono a conoscenza del mio dono, voglio farlo fruttificare, anche se dovrò andare incontro alla mia fine. Tu non preoccuparti perché aiutando te, farò qualcosa anche per me stesso: mi renderò utile!”. Il crocefisso, commosso, ringraziò di tutto cuore il lumino generoso. Si sentiva molto felice perché adesso, illuminato dal suo piccolo amico, poteva fare ciò per cui era stato creato: mostrare l’immagine del Figlio di Dio, Gesù, che ha sacrificato se stesso, facendosi crocefiggere, per noi, per salvarci dal nostro peccato.
E l’altro lumino vi chiederete? E’ sempre lì, nella chiesetta, oramai vecchio e coperto di polvere, abbandonato e solo nel suo buio angolino; mentre si racconta ancora di un lumino generoso, che oramai non c’è più, ma che ha lasciato traccia di sé nel cuore di un crocefisso, che, grazie a quel gesto gentile e coraggioso, può narrare, ancora oggi, l’umiltà e la bontà di chi ha scelto di vivere e morire per noi.
                                       Il Vostro presidente Pino Macrì



 
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