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IL PRIVILEGIO DI UNA CAMMINATA FIORENTINA
IN ILLUSTRE COMPAGNIA




Incontriamo la poetessa Patrizia Pallotta, una fiorentina trapiantata a Roma all’età di sette anni. Socia di Noi, briciole e brillante docente di lingua inglese. A seguire un’intervista “itinerante” sui generis che ho intrapreso con lei. Buona escursione a tutta la comitiva di lettori in viaggio con noi!

Patrizia, senti di avere delle radici “toscane”? Se si, in che cosa consistono?
Le mie radici hanno un senso di appartenenza fisica e morale. il poter vedere ancora il palazzo dove sono nata (allora si partoriva in casa) mi fa sentire viva, vera e soprattutto, il ricordo di quegli anni passati a Firenze, attraverso i racconti di mia madre, così vicini e presenti, mi permettono di avere dentro di me delle radici toscane.

Tre associazioni che effettui pensando alla tua città natìa, Firenze.
Storia, arte e magia

Iniziamo il nostro itinerario dall’alto… eccoci al belvedere di San Miniato a Monte, il sottofondo è il classico brusìo dei tanti visitatori a commento del panorama mozzafiato. Da qui godiamoci la vista e soprattutto l’Arno. Immaginavi questo corso d’acqua quando hai scritto i versi: “ Ti osservo, vigoroso fiume mentre trascini l’acqua in piena, e la consegni al mare che ti accoglie tra le sue braccia, come il padre un figlio atteso…”?
Sì, la potenza di questo fiume è notevole se si pensa quando straripando ha creato tanti danni di cui sento ancora dolore, rabbia sgomento sconfinato nell’odio, ecco forse l’ho umanizzato per questo motivo.

L’acqua, simbolo di vita e di rinascita… quale è il tuo rapporto con il Trascendente?
Ottimo direi. esiste in me una profonda credenza che a poco a poco ha diramato le sue radici rendendole sempre più solide e a cui spesso mi aggrappo perché è come avere un organo in più nel mio corpo che vive e lavora all’unisono.

Le “chiare, fresche e dolci acque” del fiume qui perdono la loro limpidezza. La società moderna della frenesia ci fa allontanare dai tempi dilatati e distensivi della vita “secondo natura”. A mio parere  molti di noi si stanno snaturando, rincorrendo miti e modelli fasulli. Mi regaleresti un commento a questo mio pensiero?
Il degrado della società moderna è in atto da molti anni, ormai, siamo in un “decadentismo totale”. I veri valori vanno sbiadendo e i pochi che ancora li sanno vivere appieno hanno difficoltà a mantenerli in equilibrio, è come farsi strada in mezzo ad una folla. Mai comunque cedere, essere sempre se stessi prima di tutto.

Scendiamo il colle, Patrizia, per dirigerci a Ponte Vecchio. La discesa è non meno impegnativa della salita… ogni tanto ci fermiamo perché cavallerescamente ti chiedo se desideri una pausa, bisogno che in realtà è più mio che tuo! Sul ponte ci sono due tipologie di turisti: chi si affaccia romanticamente verso il luccichìo del tramonto sul fiume e chi, invece, è affascinato dalle vetrine scintillanti degli orefici… tu dove ti collocheresti e perché?
Sicuramente nella visione usuale del tramonto, l’oro non mi attrae, lo ammiro per il suo valore artigianale, ma quale artigiano potrebbe creare un tramonto in oro, solo Dio nella Sua unicità, è la poesia che vive in me.

Lungarno alle spalle, eccoci in Piazza Santa Croce. Oggi paradossalmente la statua imponente del Sommo Poeta funge da spettatore alle recite di Benigni tratte dal suo “Paradiso”. Ha senso nel 2007 leggere un’opera di sette secoli e mezzo fa? Se si, in cosa la trovi attuale?
Sì, perché trovo Dante immortale: i suoi versi sono pieni si riflessioni, situazioni, emozioni attuali. E' ancora un maestro per me. Dante va letto…. assolutamente!

La nostra prossima tappa prevede l’attraversamento di Piazza Della Signoria. Scenario di importanti vicissitudini storiche. Dal rogo di Savonarola alla presenza della perfezione con il David… un posto che ha visto avvicendarsi tragedie e capolavori assoluti… da uno spiazzo all’altro, camminando sottobraccio arriviamo davanti lo slargo prospiciente l’Ospedale degli Innocenti. Mi descriveresti il tuo rapporto con i bambini?
E’ in corso di stampa il libro di filastrocche “Sono con voi, bambini” della Ibiskos Editrice da me scritto come omaggio a tutti i bimbi che da qualche tempo a questa parte sono vittime e protagonisti di vicende raccapriccianti.

Ammirate le formelle del Dalla Robbia collocate nella facciata, ci guardiamo intorno per osservare le tante botteghe operose e gustarci l’atmosfera del posto. Se sei d’accordo, andrei in tua compagnia in piazza Duomo. Giunti in un esempio di capolavoro architettonico come questo, ti chiedo, cos’è il Bello per te?
Bello è tutto e niente. E’ una parola che usiamo spesso per definire in fretta un quadro, una poesia, un vestito, un libro. E’ un aggettivo preso in prestito, dalla fretta del consumismo moderno. La uso poco, mi piace di più descrivere che sintetizzare e non perdermi in una sola parola che racchiude pochi significati.

Molti "italiani" volutamente ignorano per tutta la vita posti così. Non sono attratti da luoghi d’arte come Firenze, Roma, Venezia, Napoli, Torino o Milano... un popolo di miopi alle Bellezze che hanno sotto il naso o pensi che il troppo (avere) stroppi come in tutte le cose?
Ultimamente gli italiani sono diventati esterofili, seguono percorsi di moda, tendenze di gruppo. Ti assicuro che ho girato un po’ il mondo anche se non abbastanza ma debbo riconoscere che l’Italia ha e conserva tutte le bellezze necessarie per riempire gli occhi e ai buongustai la bocca, ma siamo un popolo di navigatori….

A lato della piazza si erge maestoso il campanile di Giotto che ricollego all’idea della Torre di Babele.. la differenza tra gli uomini, fonte di arricchimento reciproco o mera causa di sanguinosi conflitti?
Parliamo di un tempo orribile, sanguinoso, l’uomo ambisce al potere da secoli, alla supremazia alla presunzione di un comando su altri uomini che giudica arrogandosi il diritto di ucciderli.
Ci sono uomini che sono pronti a farsi uccidere per colpire l’umanità e creare stragi di innocenti. Dov’è mi chiedo la civiltà in tutto questo?

Per concludere il tour, ci avviamo lentamente alla stazione di Santa Maria Novella. Congediamoci dalla tua città natale in modo obiettivo. Quale il “dolce” e quale l’”amaro” di Firenze?
Credo che a Firenze non ci si trovi nulla di amaro, forse sono di parte, ma è sufficiente uscire dalla stazione di S. M. Novella e respirare quel tempo che la storia ha fermato nonostante l’apparente modernità. se al posto degli autobus e dei taxi ci fossero le famiglie dei Medici a cavallo non mi sconvolgerebbe.

Grazie, Patrizia, per avermi condotto per le vie medicee, alla prossima passeggiata di riflessione insieme!

Ps chiunque fosse interessato a saperne di più circa l’affascinante mondo che circonda l’eclettismo assoluto di Patrizia, può avviarsi alla sua scoperta consultando il sito http://www.patriziapallotta.it/.




 
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